sabato 9 aprile 2016
Rivoluzione d’Ottobre
Rivoluzione d’Ottobre
La Rivoluzione d’Ottobre prese il
via nel 1917, comportando l’uscita della Russia zarista dal primo conflitto
mondiale e l’intervento statunitense. Ma perché?
Le cause
“Non sono pronto a essere uno zar. Non ho mai
voluto esserlo. Non so nulla su come si governa. Non ho la minima idea di come
si parli ai ministri.” Questa è la celebre frase che il neo-Zar Nicola II una
volta eletto, disse fra le lacrime al cugino.
Il 1905
L’incoronazione
dello Zar Nicola II a San Pietroburgo
Nel 1905 (anno in cui è al potere
Nicola II Romanov) si vedono le avvisaglie della Rivoluzione. Per distogliere
l’attenzione dai problemi interni (aumentati dal disagio delle classi nobili
alla notizia di un tentativo di avviamento della politica di sviluppo
industriale da parte del ministro delle finanze Sergej J. Vitte, rimosso in
seguito dallo Zar) viene dichiarata guerra al Giappone. Dopo alcuni iniziali
successi la flotta russa viene annientata dalla modernissima flotta giapponese,
comandata dall’Ammiraglio Togo, nella battaglia di Tsushima. Senza la flotta i
piani di invasione della Manciuria e del Giappone naufragano miseramente. Oltre
all’enorme costo umano della guerra, il costo economico dà il via a numerose
rivolte. La Domenica di sangue (22 gennaio 1905) in cui 140.000 pacifici
manifestanti vengono presi a fucilate dalla guardia del palazzo dello Zar (1000
morti), da il colpo definitivo all’immagine dello Zar. Le rivolte scoppiate
dappertutto, ma soprattutto l’ammutinamento di unità della Marina (come la
corazzata Potemkin) e dell’Esercito, unito ai violenti scioperi operai,
costringono lo Zar a cedere i diritti sopra detti.
Lo scenario politico
Nel e prima del 1905, si erano
andati a formare gruppi più o meno clandestini, sulla base dei principali
partiti politici occidentali. Nel 1905 divennero tutti legali. In quel momento il
partito principale era il Partito socialdemocratico (diffuso soprattutto fra
gli operai), diviso però in due correnti: i menscevichi, che credevano nella
realizzazione di un governo popolare e riformista, e la corrente bolscevica,
che voleva il popolo dritto al potere per mezzo di un processo rivoluzionario.
Questo partito aveva come principale antagonista il Partito socialista
rivoluzionario, che propugnava la collettivizzazione delle terre, ed aveva il
vasto consenso dei contadini. Da questo partito avrebbe preso vita
successivamente il partito comunista. Dalla fusione del Partito Liberale e di
quello costituzionalista nacque il partito dei “cadetti”.
In questa situazione la Russia
scende in guerra nel 1914. Cominciano subito le sconfitte, come l’occupazione
di Riga, mentre i tedeschi respingono i Russi, che nonostante il coraggio e
l’ardore non hanno munizioni, armi potenti, capi degni di questo nome e un
sistema logistico efficiente. Come in tutte le guerre poi, si preferisce dare
le risorse ai soldati e non ai civili: la fame dilagante nella popolazione la
rende sempre più nervosa. Inoltre l’impoverimento era favorito dal fatto che su
100 giovani abili al lavoro ne tornavano 10. Milioni di persone videro così
mancare all’appello la forza lavoro. Lo Zar decise di prendere il comando delle
forze armate, lasciando il governo alla ancor più incapace moglie, che era
piegata dal suo fanatismo religioso al monaco Rasputin (assassinato nel 1916).
Ora anche l’aristocrazia considerava intollerabile la situazione, con i tumulti
di piazza e l’assenza di un vero governo. La stessa Duma era in fibrillazione.
A San Pietroburgo scoppiò una
rivolta (febbraio del calendario russo), che fu sostenuta in larga parte dalla
polizia zarista. Le truppe richiamate dal fronte non riuscirono a giungere in
tempo per via di uno sciopero dei ferrovieri. La Duma, contro il volere dello
Zar, sciolse il governo, e ne instaurò uno prevalentemente di destra. Lo Zar
veniva convinto ad abdicare. Ma il nuovo governo non capì le richieste del
popolo. Nonostante la concessione di veri diritti civili, il popolo voleva
pace, terra ed una vera riforma agraria. Inoltre migliaia di soldati disertori
stavano tornando dal fronte, desiderosi di farla pagare a chi li aveva fatti
soffrire. Si riformarono i Soviet, i consigli degli operai, che divennero ben
presto una spina del fianco del governo. Se collaborazione fra i due gruppi ci
fu, non fu delle migliori. La gente vedeva nei Soviet le persone che la
rappresentavano veramente, e questo fece cominciare scioperi a cascata. Il
governo intanto era sotto pressione da parte di tutti quelli che volevano
ristabilire l’ordine. Il partito bolscevico fu il vero innovatore: Lenin, il
suo leader, scrisse le tesi di aprile, dopo essere tornato in Russia con
l’appoggio dei tedeschi. Una volta tornato Lenin scrisse le tesi d’aprile, in
cui prendeva una decisione drastica: rivoluzione proletaria, socialismo al
potere, abbandono del capitalismo. Molte furono le critiche, avanzate anche da
Stalin. Ma le masse contadine approvarono e seguirono. Senza controllo diedero
vita ad una specie di rivoluzione, attaccando i nobili, bruciando le loro case,
prendendosi le loro terre e bruciando i loro obblighi. Il governo era sotto pressione,
e non era ancora uscito dalla guerra, ormai persa. I tradimenti fra generali e
governo portarono all’arresto da parte dei secondi di numerosi bolscevichi, che
poi armarono e liberarono per salvare il governo da una dittatura militare. In
agosto era stato represso un tentativo rivoluzionario dell’esercito, ma questa
volta si aveva l’appoggio del governo: gli scontri fra esercito e operai furono
violentissimi, ma la vittoria fu dei secondi. Lenin fu esiliato dopo essere
stato utile al governo. L’ultimo governo fu formato. Ad ottobre Lenin sosteneva
fosse il momento di prendere il potere. Il governo, ormai screditato davanti
alle masse, tentò in ogni modo di evitare la rivoluzione, ma verso la fine di
ottobre questa scoppiò: il governo prima cercò truppe fedeli ma, dato che non
ve ne erano, fuggì. Lenin prese il potere, formando un nuovo governo: la terra
fu donata ai contadini, la Russia si ritirò dalla Grande guerra; Ma ben presto
ne sarebbe scoppiata un'altra. Lenin era convinto di uno scoppio della
rivoluzione in Europa, cosa che non avvenne.
La guerra civile in Russia
governo dei Soviet. L’armata
rossa avanza, dopo alcune iniziali sconfitte, superando il Volga, sfruttando la
momentanea incapacità di coordinazione strategica dei russi bianchi. Mentre
alcuni colpi di mano sul governo bianco mettono in crisi i bianchi, le
offensive bianche si spostano verso Mosca. I bianchi si ritirano verso
l’Ucraina, ma vengono cacciati anche da lì. Un estremo tentativo
controrivoluzionario porta alla definitiva sconfitta dei bianchi; i rossi
prendono il controllo della maggior parte del vecchio impero russo, nonostante
sporadici combattimenti, soprattutto nella zona siberiana, dove si era
rischiato di più per la presenza della Transiberiana, che favoriva rapidi
spostamenti delle truppe bianche lungo tutto il territorio asiatico. Petr
Vrangel’, l’ultimo presidente bianco del sud, viene abbandonato dai suoi
sostenitori britannici, che gli impongono la capitolazione. Per gli Inglesi,
che erano stati i maggiori sostenitori del governo bianco, è una sconfitta.
La carestia del 1921-1922
Come sempre, si dà ai soldati e
non ai civili: la guerra civile russa, un vero mattatoio, sebbene vinta dai
rossi, è una sconfitta del loro sistema agricolo (verrà rimpiazzato dalla NEP,
nuova politica economica). Si arrivò
addirittura al rischio di una controrivoluzione contadina, che avrebbe fatto
cadere il governo leniniano. 38,2 milioni di tonnellate di grano, sono niente
per alimentare un popolo enorme, e per di più in guerra. Sebbene le carestie
siano una costante dell’agricoltura russa, questa è fra le più gravi della
Storia: viene evacuata la Siberia, enormi masse di affamati si spostano da una
parte all’altra, vi sono casi di suicidi collettivi e di cannibalismo. Le cifre
migliori sui morti della carestia sono di circa 5 milioni di persone. Gli aiuti
internazionali arrivano a centinaia, ma non sono abbastanza.
Dopo ogni guerra, i vincitori si
prendono la rivalsa sui vinti: molti testi riportano le stragi, come quello di
Isaak Emmanuilovic Babel’, che racconta nel suo libro “L’armata a cavallo” la
ferocia dei rossi che si prendevano la loro rivincita sui bianchi (il testo si
trova sul nostro libro di storia).
Bibliografia:
·
Il nuovo i tempi e le idee dal novecento a
oggi Petrini
·
Storia illustrata del 20 secolo Giunti
Sitografia
consiglio a tutti il sito http://cronologia.leonardo.it/mondo24b.htm
·
autocrazia: sistema di potere in cui comanda un
re che non ha nessun dovere verso la legge e non la deve seguire.
lunedì 22 febbraio 2016
Alessandro Manzoni
Perché
Manzoni è un classico?
Manzoni è un classico, perché è stato, in Italia,
l’iniziatore del romanzo, ha contestato le verità fondamentali su cui si
reggeva la società dell’ancien régime, ci offre esempi di sacrificio e di solidarietà
e perché affronta temi e problemi attuali, sollecitando il lettore a giudicare
fatti e personaggi e a prendere posizione, riconoscendo e combattendo
l’ingiustizia.
La
vita (1785 – 1873)
Alessandro nacque a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria e Cesare.
Tra il 1791 e il 1801 Manzoni frequentò diversi collegi e successivamente fu
mandato a Venezia dal padre. Nel 1795 si trasferì a Parigi, su invito della
madre, che lo introdusse nella cerchia degli idéologues. Da Parigi tornò spesso
in Italia con la madre, e durante una di queste visite incontrò Enrichetta
Blondel, che sposò e portò a Parigi assieme a lui, dove nacque Giulia. Tutti e
quattro si convertirono alla fede cattolica nel 1810.
Nel 1813 Manzoni e la famiglia si trasferirono a Milano
fino alla morte di Alessandro, che durante questo periodo si concentrò sulle
opere che maggiormente lo hanno caratterizzato. L’artista morì nel 1783, in
seguito a una caduta, e in suo onore Verdi fece eseguire a Milano la Messa da
requiem composta da lui stesso.
Le
opere
Le
poesie giovanili
Queste poesie consistono in due poemetti:
·
Del
trionfo della libertà (1801), testo imbevuto di ideologia giacobina
e polemico contro il repressivo potere politico-religioso, diviso in quattro
canti in terzine dantesche;
·
In
morte di Carlo Imbonati (1806), poemetto di endecasillabi
sciolti, il cui destinatario è celebrato come esempio di virtù solitaria.
Gli
Inni sacri
L’obbiettivo di Manzoni nel scrivere gli Inni sacri era
quello di legare il bello della poesia e la verità della preghiera, celebrando
in versi le dodici principali festività del calendario liturgico. Questi Inni
mettono al centro i grandi misteri della religione cattolica, nella dimensione
corale della preghiera. Caratteristiche di derivazione biblica sono il ricorso
al parallelismo e all’iterazione, le ampie similitudini, le interrogative
retoriche, le opposizioni e le frasi imperative.
Le
tragedie
Le ragioni che spinsero Manzoni a dedicarsi al teatro sono
due:
1. La
riconosciuta supremazia del genere tragico;
2. Il
rinnovato interesse romantico per il teatro.
Il
Conte di Carmagnola (1816
– 1820)
Questo romanzo è ispirato ad un fatto storico, che mette in
scena le avventure di Francesco Carmagnola, al servizio del duca di Milano
Filippo Maria Visconti. Ripudiando la figlia del duca, il conte di Carmagnola
si allea con Venezia, e nella battaglia di Maclodio l’esercito da lui guidato
sconfigge i milanesi. Liberando alcuni prigionieri, vengono suscitati verso lui
dei pensieri di tradimento da parte di Venezia, che convince l’amico Marco a
richiamarlo a Venezia per essere arrestato. Così Carmagnola viene processato
per tradimento e condannato a morte.
Adelchi (1820 – 1821)
Anche questo romanzo si ispira ad una vicenda storica, cioè
quella di Carlo Magno, che ripudia la figlia del re longobardo Desiderio, per
conquistare il regno di Lombardia. La storia è più incentrata su Carlo Magno e
la sua strategia per conquistare il regno di Desiderio, che su Ermangarda, cioè
la figlia del re.
Le
odi civili
(1821)
Marzo
1821
La passione politica e civile si ritrova molte volte
nell’opera di Manzoni, che scrisse Marzo 1821 prendendo spunto dagli ideali di
libertà, unità e indipendenza e applicando le regole della guerra giusta.
Il
cinque maggio
Quest’opera è stata scritta in onore alla morte di
Napoleone, che morì proprio il 5 maggio 1821.
I
promessi sposi
Per scrivere quest’opera, Manzoni ebbe a disposizione molti
modelli stranieri, come quelli di
Voltaire, Denis Diderot, Ann Radcliff, Daniel Defoe e Walter Scott.
La composizione di quest’opera fu molto lunga: cominciò il
24 aprile 1821 e terminò nel 1842. I passaggi redazionali furono tre:
1. Tra il
1821 e il 1823 venne composta la prima redazione, in quattro torni, a cui fu
dato il nome di Renzo e Lucia;
2. Nel
1824 fu pubblicato il primo torno, intitolato Gli sposi promessi, nel 1825 uscì il secondo torno, con il nuovo
titolo di Promessi sposi e il terzo e
ultimo torno fu stampato nel 1927;
3. L’edizione
definitiva fu pubblicata a dispense tra il 1840 e il 1842, accompagnata da
numerose illustrazioni e seguita dalla Storia
della colonna infame.
Molte persone continuarono a preferire l’edizione del 1827,
così Manzoni dovette inventare una scusa per farla ritirare dal commercio e far
considerare alla gente, quella del 1840, l’unica approvata dall’autore.
La trama
La trama del romanzo dell’edizione definitiva del 1840/42,
è la seguente: Manzoni finge di aver trovato un manoscritto anonimo del XVII
secolo con una storia interessante, così finge di riscriverla nel linguaggio
moderno, perché lo stile era insopportabile. Questa dunque è l’introduzione.
Il racconto è ambientato nel 1628 in un paesino del
lucchese, dove il matrimonio di Renzo e Lucia non viene celebrato a causa delle
cattiverie di don Rodrigo, complice di don Abbondio. Il ricorso della legge da
parte dell’avvocato Azzeccagarbugli, uomo di don Rodrigo, l’intervento di padre
Cristoforo, paladino della povera gente, e il tentativo di obbligare don
Rodrigo a cambiare idea non funzionarono. Lucia sfugge ad un tentativo di
rapimento, e successivamente i due innamorati trovano rifugio nel convento di
padre Cristoforo. Il frate manda Lucia e la madre Agnese a Monza, nel monastero
di Gertrude e Renzo a Milano, dove sfugge all’arresto per il coinvolgimento in
una sollevazione popolare e si rifugia presso suo cugino Bortolo, in territorio
veneto. Nel mentre, don Rodrigo fa allontanare padre Cristoforo, e manda
l’Innominato a rapire Lucia. Rinchiusa nel suo castello, Lucia promette alla
Madonna di non fare l’amore con nessuno (voto di castità), in cambio della
liberazione. Con la sua presenza, turba l’Innominato, che già da tempo in crisi
di coscienza, decide di andare dal cardinale Federigo Borromeo: durante questo
incontro, si compie la sua conversione. Così Lucia viene liberata e affidata a
don Ferrante e donna Prassede, dai quali viene portata a Milano. Qui, guerra,
peste e carestia devastano al città con i protagonisti al suo interno: padre
Cristoforo, per assistere i malati; Renzo e Lucia, che incontrano la peste, ma
poi ne guariscono; don Rodrigo, colpito dalla peste, è morente. Dopo aver
pedonato il nemico, da prte di Renzo, e sciolto il voto di castità di Lucia da
parte di padre Cristoforo, i due si possono finalmente sposare. Infine, Renzo e
Lucia, dopo essersi trasferiti in un altro paese, avranno dei figli e vivranno
serenamente, ricordandosi della vicenda che hanno vissuto e della sua morale:
quando vengono i guai, “per colpa o senza colpa, la fiducia di Dio li
raddolcisce e li rende utili per una vita migliore”.
Il problema della lingua
Manzoni voleva trovare una lingua che andasse bene a tutti.
La ricerca della lingua manzoniana, quindi, si sviluppò in tre fasi,
caratterizzate ciascuna da una lingua diversa:
1. La
lingua europeizzante del Fermo e Lucia,
composta su milanese, francese, toscano e latino;
2. La
lingua toscano-milanese, dell’edizione del 1827, composta su un toscano
eccessivamente teorico;
3. La
lingua parlata dai fiorentini colti dell’edizione del 1840.
La scelta finale fece diventare i Promessi sposi il primo esempio di unità linguistica nazionale.
Il sistema dei personaggi e la macchina
narrativa
I personaggi principali sono otto: Renzo, Lucia, don
Abbondio, padre Cristoforo, don Rodrigo, il cardinale Federigo Borromeo,
l’Innominato e Gertrude.
Tutti i personaggi da relazioni fondate sulla bipartizione:
quattro sono storici (padre Cristoforo, Federigo, l’Innominato, Gertrude) e
quattro sono inventati (Renzo, don Rodrigo, don Abbondio, Lucia); quattro sono
ecclesiastici (Federigo, don Abbondio, padre Cristoforo, Gertrude) e quattro
sono laici (Renzo, don Rodrigo, l’Innominato, Lucia); quattro sono buoni
(Renzo, Federigo, padre Cristoforo, Lucia) e quattro sono cattivi (don Rodrigo,
don Abbondio, l’Innominato, Gertrude); ogni gruppo è formato da 3 uomini e 1
donna.
Gli elementi dinamici della vicenda sono:
·
La conversione dell’Innominato, che attribuisce
movimento alla macchina narrativa, la quale nella conversione ha il suo centro
propulsore;
·
Il perdono, che Renzo concede a don Rodrigo e
che fa avviare la macchina narrativa verso la conclusione.
I punti di vista
Nei Promessi sposi si intravedono tre punti di vista:
1. Quello
del narratore onnisciente, che si trasforma in coautore, intervallandosi con un
narratore che chiama invece dentro il lettore;
2. Quello
dell’anonimo seicentesco;
3. Quello
dei diversi personaggi.
La Storia della colonna infame (1823
– 1842)
Il lato oscuro dei Promessi sposi
Questa storia narra la vicenda di Guglielmo Piazza,
processato e giustiziato come “untore”, che sembra un inquietante destino
alternativo, il quale sarebbe potuto toccare a Renzo. Manzoni riteneva
fondamentale che i lettori leggessero i Promessi
Sposi e questo racconto uno in seguito all’altro.
Scritti
storici, linguistici e teorici
Gli scritti storici, linguistici e teorici sono i seguenti:
·
La
rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859 (1861
– 1872);
·
Gli Scritti
linguistici, dove emerge l’idea di Manzoni di una lingua nazionale,
considerata identica al fiorentino parlato dalle persone colte;
·
Dell’invenzione
(1850), un dialogo tra due persone, la cui tesi centrale è che quando lo
scrittore inventa, non crea, ma trova idee che perdurano nella mente di Dio;
·
Del
romanzo storico e, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione
(1850), un saggio che chiarisce l’essenza della storia e della letteratura.
La Seconda Rivoluzione Industriale
Un
altro fenomeno degli ultimi decenni dell'ottocento fu quello della
concentrazione delle imprese: i piccoli e i medi industriali non
erano in grado di sostenere i cambiamenti tecnologici e dall'aumento
di produzione. I fallimenti di piccole imprese e la loro acquisizione
da altre imprese maggiori ridusse il numero di piccole imprese e ne
furono diventate parte di grandi compagnie. Alcune di loro assunsero
una dimensione multinazionale, dal momento che erano presenti in più
nazioni e perfino in continenti diversi.
lunedì 16 novembre 2015
Romanticismo
ROMANTICISMO
Il
Romanticismo è una corrente artistica, letteraria e filosofica nata a partire
dalla fine del ‘700 nei paesi Germania e Inghilterra, più avanti diffusasi in
tutta Europa.
Diffusione
Dopo la
sconfitta di Napoleone a Waterloo ed il suo esilio le vecchie monarchie erano
tornate sui loro troni, seppellendo gli ideali illuministici e rivoluzionari.
Le generazioni passate sotto gli ideali illuministici e napoleonici erano
quindi deluse. La Ragione aveva perso, sbagliato e se perde la Ragione allora
ha ragione la Fede e la Chiesa. E dove era cresciuta la Chiesa? Nel Medioevo.
Proprio questo periodo tornò in luce durante il Romanticismo, supportato
dall’incertezza che la caduta di Napoleone aveva portato negli animi europei.
Le idee
romantiche sono basate sul pessimismo, sull’incertezza, sull’amore e sul
vittimismo. Però in ogni paese questa corrente era leggermente diversa. Per
esempio nella penisola italiana il romanticismo è influenzato dal
Neo-classicismo e in Germania invece è puro.
Il
Romanticismo vide la nascita di diversi autori come Leopardi (Italia),
Alessandro Manzoni(Italia), Mary Shelley(Inghilterra), Victor Hugo(Germania) ed
Edgar Allan Poe (Stati Uniti d’America). Diversi autori neoclassici inoltre furono
influenzati dagli ideali romantici, come Jean-Jacques Rousseau.
Il
Romanticismo entrò a far parte della vita politica e delle idee liberali. Servì
inoltre come fondamenta letteraria per le rivoluzioni europee della prima metà
dell’Ottocento. Fu usato inoltre come falso pretesto romantico per far
scoppiare la Prima Guerra Mondiale.
Uno dei
romantici più incalliti fu Gabriele D’Annunzio: lo stesso Mussolini non riuscì
a fermarlo e pensate, D’Annunzio fu il protagonista della presa di Fiume (ad
opera della sua milizia personale) e del fenomeno degli Uscocchi, i suoi pirati
personali che approvvigionarono Fiume di D’Annunzio.
Il
Romanticismo esiste tutt’oggi nelle correnti del Realismo e del Decadentismo.
giovedì 12 novembre 2015
TEST INVALSI
TEST INVALSI 2014/15
TEST INVALSI
MATEMATICA
TEST INVALSI ONLINE MATEMATICA
TEST INVALSI ITALIANO
TEST INVALSI ONLINE ITALIANO
CORRETTORE
B. M.
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